TRA UN NIGUL E UN RAG DE SUL

Memoria contadina

CONTATTI (per richieste e appuntamenti): Sig. Marino Cavalloni – Tel.: 0371 68434

CENNI STORICI

Già da una prima mostra allestita nei locali dell’oratorio parrocchiale nel 1979 e dalla successiva del 1980 (sempre in occasione della sagra) era nata l’idea di dare vita ad una esposizione permanente degli oggetti raccolti con pazienza da Antonio Ferrari (Cècu) per un lungo periodo di tempo.
Negli anni successivi, però, non avendo a disposizione spazi adeguati, la raccolta, presa in consegna dalla compagnia filodrammatica “I Soliti”, venne accantonata provvisoriamente, in parte presso alcuni locali dell’oratorio ed in parte presso un cascinale. Tuttavia nello stesso periodo la ricerca di nuovi oggetti ed attrezzi non si interrompeva.
Nel 2002 si concretizzò un avvenimento che segnò la svolta: il comune acquisì lo storico palazzo (“el palasson”) che si affaccia sulla piazza Corradi di Montanaso e l’idea dell’esposizione tornò a galla. Il comune rese disponibili alla compagnia “i Soliti” (con apposita convenzione) spazi ed alcune stanze all’interno del palazzo finalizzati all’esposizione (anche se in modo provvisorio, poiché è previsto un piano per il recupero di tutto l’edificio). Finalmente questa opportunità consentiva ad Antonio Ferrari e Marino Cavalloni (già collaboratore dalla prima mostra) di sistemare, catalogandoli, gli oggetti in deposito e quelli che man mano arrivavano, frutto di donazioni o cessioni in comodato. Infatti per la sagra del 2002 venne allestita la prima sala relativa alla casa contadina più alcuni spazi riservati agli oggetti scolastici. La prosecuzione dell’allestimento portò (sagra del 2003) alla sistemazione della sala relativa alle attività lavorative, arricchita da una serie di quadri di M. Cavalloni, illustranti scene di lavoro in campagna e in cascina, e collegata ad uno spazio esterno riservato agli attrezzi di maggiori dimensioni.
Ora l’opera di riordino sta proseguendo con la prima classificazione dei materiali che al momento si aggirano sui settecento pezzi. Gli oggetti esposti testimoniano le grandi fatiche e la vita dura dei nostri padri e nonni; Attrezzi frutto dell’esperienza maturata nel corso dei secoli ed usati fino a pochi decenni fa; in pochi anni abbandonati e dismessi, travolti dall’evoluzione delle macchine, ora sono divenuti muti testimoni di un mondo e di una cultura in rapida estinzione. Ai ragazzi sembreranno oggetti di secoli fa ma ci auguriamo che li incuriosiscano, che li spronino alla ricerca, all’approfondimento al fine di conservare la memoria delle nostre origini. Anche mestieri e lavori non agricoli trovano posto nelle sale a testimoniare del cambiamento strutturale avvenuto dagli anni 50 in poi del secolo scorso in tutti i settori.

Scarica qui sotto Memo MuseoLO, il gioco di memoria del Sistema Museale Lodigiano (da stampare fronte/retro)

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